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La Storia
 

CENNI SULLA STORIA DI ALIMENA

 

Alimena, ridente paesino all'estremo limite della provincia di Palermo, e situata nelle propaggini meridionali delle Madonie in una amena vallata a 750 m. sul livello del mare, e dominata dalla balza Edera o Areddula, ampia terrazza naturale sulla Sicilia, abitata un tempo dai Sicani.

Si crede che il sito sia da identificare con la città di Imachara di cui parlano Cicerone, Al-Idrisi ed altri storici, ma ciò può essere dimostrato con sistematici scavi archeologici.

Il Marchese di Villabianca ( Sic.Nobile Vol.11 p.440 ) scrive: "La campagna (di Alimena) riccamata vedesi dapertutto di rottami di antiche fabbriche, e in uno de' suoi feudi chiamato Bulfara scuopronsi non pochi sepolcri degli antichi, pieni di umane ceneri, che chiaramente ci additano la prisca abitazione, che in essa surse, ma qual questa fosse, e di qual antica cittade di nostra isola non si e potuto fin ora cavare ne dagli antichi, ne dai moderni scrittori".

Anche 1'Amari nella sua "Storia dei Musulmani in Sicilia" aggiunge in una nota : "le condizioni topografiche assegnate a MIHKAN nella geografia di AL-IDRISI non lasciano dubbio che il sito sia lo stesso dell'Alimena d'oggi di".

Si spera nell'intervento della Soprintendenza alle antichità di Palermo, prima che i tombaroli distruggano ogni cosa.

Ma la zona archeologica di Alimena non deve identificarsi col paese, che fu costruito soltanto nel 1628.

Infatti le terre su cui sorge, furono per tutto il medioevo proprietà indiscussa dei Ventimiglia, signori delle Madonie, ed erano "de membris et pertinentibus Petraliorum".

Successivamente passarono alla contea di Collesano e nel 1597 furono vendute da donna Maria d'Aragona e La Cerda, contessa di Collesano a don Giulio Cesare Imperatore.

La famiglia Imperatore fu una delle più illustri di Palermo e si vantava di discendere da Federico II “l’Imperatore", il quale avendo avuto un figlio da una principessa orientale, a questo impose il soprannome di "Imperatore" e gli attribuì lo stemma materno, cioè una mezzaluna sormontata da una Stella, evidente simbolo orientale.

Lo stesso Giulio Cesare discendeva da quel Pompilio Imperatore famoso per aver ucciso nel 1517, Giovanni Luca Squarcialupo, che aveva congiurato contro il governo del tempo, e dai quattro fratelli Imperatore che avevano cospirato nel 1523, per portare la Sicilia sotto la protezione della Francia di Francesco I, ma la congiura era stata scoperta ed i fratelli Imperatore erano stati condannati a morte, 5 cui teschi, esposti sulle alte pareti dello Steri, vi erano rimasti come terribile ammonimento per tutto il XVIII sec.

In Palermo, Giulio Cesare costruì uno splendido palazzo, proprio di fronte 1'Archivio di Stato, a lato del "Cavallo Marino", che passo agli Alimena ed attraverso varie successioni ai De Spucches, i quali lo perdettero durante L'incursione aerea dell'ultimo conflitto mondiale; tuttavia rimane 1'imponente e grandiose portone d'ingresso, su cui e stato ricostruito un anonimo palazzo moderno.

Giulio Cesare fu più volte senatore e capitano di giustizia, mori nel 1624 a 63 anni e fu sepolto a S. Nicolo La Kalsa ( chiesa che trovavasi proprio sul sito del cavallo marino ); la sua lapide sepolcrale fu salvata e attualmente può leggersi nella vicina chiesa della Catena.

Nelle sue terre, e precisamente sul feudo della Mazza o Comuni di Nuciforo, Giulio Cesare costruì la casa baronale attorniata dalle "pagliere" dei suoi borghigiani.

Poiché non aveva figli, lascio i suoi averi alla nipote Francesca Urbano e Imperatore, la quale aveva sposato un gentiluomo palermitano di origine Cosentina, certo Antonio L'Alimena.

II singolare testamento di Giulio Cesare prevedeva che il figlio primogenito di Francesca ed Antonio Alimena avrebbe dovuto investirsi della baronia e che lo stesso e gli eredi avrebbero dovuto assumere il prenome di Giulio Cesare Imperatore II, III, IV, in infinitum, nella cronologia della infeudazione; postilla molto singolare e rara che ne ha fatto un "unicum" tra le investiture siciliane del tempo e che fatalmente ancora oggi si tramanda e sopravvive nell'attuale marchese di Alimena, Avv. Girolamo Fatta del Bosco, che e detto Giulio Cesare Imperatore XIV.

Ma al tempo della morte di Giulio Cesare Imperatore I (1624), il figlioletto primogenito di Antonio Alimena era minorenne e quindi non poteva essere investito, cosi si investì della baronia di Bulfara e Garrasia il padre Antonio, come curatore e legittimo amministratore del figlio minore Giulio Cesare Imperatore II.

Poiché la popolazione cresceva, Antonio Alimena chiese la licenza di popolazione e fabbricazione, accordatagli con privilegio dal Vicere di Sicilia Francesco Ferdinando De La Cueva, duca di Alburquerque, confermata dal RE Filippo IV di Spagna nel febbraio 1628, dietro pagamento di 400 scudi. (Protonotaro del Regno-Processi d'Investitura-Busta n.1590-Processo n.4980 f. n.19).

Il nome di Alimena fu imposto per volontà dello stesso Vicerè, infatti nella licenza si legge "...........e vogliamo che detta terra sia denominata e chiamata l'Alimena".

Antonio Alimena nel settembre 1628 ottenne il titolo di I Marchese di Alimena e fu barone di Bulfara e Garrasia e signore di Pellizzara ( feudo acquistato successivamente ), fu senatore del regno, mori nel 1654 e fu sepolto a S.Nicolo la Kalsa.

Il figlioletto primogenito mori nel novembre del 1628.

Successero nel marchesato Orazio Alimena ed i figli Antonio (morto senza figli), Carlo (morto senza figli) e Girolamo Benzo Alimena, figlio di Dorotea Alimena (sorella di Carlo) e di Stefano Benzo (barone di S.Stefano).

Quindi il marchesato passo dagli Alimena ai Benzo.

I  Benzo ebbero una sola figlia, Dorotea che sposo Vincenzo del Bosco e Castello Principe di Belvedere.

Cosi ancora una volta il marchesato passo dai Benzo ai Del Bosco, che divenuti successivamente Fatta Del Bosco, ne sono attualmente marchesi.

Essi sono pure Principi di Belvedere, duchi di Castrofilippo, baroni di Galbonogara e Bulfara, signori di Pellizzara e Garrasia.

Antonio Alimena costruì la prima chiesa nel 1629 dedicata a S.M. Maddalena, ma a causa dell'aumento della popolazione, Vincenzo Del Bosco nel 1723 fece edificare la nuova chiesa madre, proprio di fronte il palazzo marchionale.

Nel 1731 lo stesso marchese fece edificare fuori L'abitato il convento di Santa Maria di Gesù, abitato dai frati Minori Riformati, costruito dall'ingegnere frate Sebastiano da Petralia, minore riformato.

Sempre il marchese Del Bosco alla fine del 700 edificò il "Collegio di Maria" per 1'educazione delle giovani alimenesi e delle orfanelle.

Nello stesso periodo fu edificata la chiesa della Madonna del Carmelo e nell'800 la chiesa del Monte Calvario e la cappella di S. Alfonso.

La chiesa madre a tre navate, contiene pregevoli dipinti, un artistico fonte battesimale ed un pulpito in legno, un organo dell'Andronico ed un altare maggiore di buona fattura.

La chiesa del convento custodisce uno stupendo altare maggiore scolpito ad intarsi lignei, un organo, un coro ed un pulpito tutti lignei, in sacrestia si conserva un casserizio ed un lavabo in pietra del 1763.

Tra le famiglie notabili si annoverano gli Scelfo, baroni di Vaccarizzo, i Librizzi governatori di Alimena, gli Giaimo primi professionisti, i Calabrese-Rube, i Tedesco - tra cui si distingue Stefano Tedeschi-Oddo dei Mille, del quale si ammira un busto marmoreo al Giardino Inglese di Palermo, dello scultore Ximenes, i Gangi, i Cancellieri.

II  paese, nonostante i numerosi rimaneggiamenti, conserva ancora un suo fascino datogli dalla tipica pietra bianca con cui sono costruite tutte le case del centro storico e i palazzotti del corso principale,  tra   cui   e   degno   di   menzione   il   Palazzo  Calabrese, costruito su progetto dell'ingegnere Utveggio.

  































credits   

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